Care e cari, 21 aprile 2020

Ca’ Forneletti, Valeggio sul Mincio 21 APRILE 2020

CARE E CARI,
Sono trascorsi due mesi da quando gli effetti del contagio hanno reso inevitabile la limitazione dei contatti e delle relazioni dirette tra le persone. Da quella data ci sentiamo impotenti di fronte alle centinaia di persone che quotidianamente muoiono anzitempo e dalla constatazione che ogni giorno viene accertato il contagio di migliaia di uomini e donne.
Anche alcuni amici dell’Associazione hanno affrontato le quarantene, qualcuno passando dall’ospedale. I “soci medici”, si sono trovati e lo sono tuttora direttamente impegnati nell’ambito sanitario, altri stanno dando la propria disponibilità negli spazi di volontariato nelle proprie realtà. Alcuni di noi sono stati toccati dalla perdita di parenti o amici o vicini di casa.
In questi giorni stiamo vedendo attraverso i media gli effetti del contagio nei continenti poveri Africa e America Latina e parte dell’Asia.
Siamo smarriti per un evento inimmaginabile, per i limiti ai quali dobbiamo sottostare come migliore forma di autotutela e di attenzione verso l’altro. Siamo smarriti per le incognite che il dopo pandemia ci riserverà.
Siamo stati costretti a rallentare i nostri ritmi di vita, a fermarci. Ciò che era impensabile è avvenuto. Il mondo si è fermato!
E se da un lato tutto ciò avviene su diversi livelli di sofferenza umana, dall’altro lato l’ambiente ha riconquistato spazio e vita. Il pianeta sta riposando dopo un secolo di progressivo ed ininterrotto sfruttamento e depauperamento. Come si sente dire spesso in questi giorni: “La terra sta respirando”.
Tutto ciò impone delle riflessioni su aspetti sui quali ci siamo coinvolti con passione lungo tutto il percorso della nostra storia di associazione e di casa, basti rammentare la partecipazione e coinvolgimento alle diverse Arene di “Beati i Costruttori di Pace”, ai laboratori che abbiamo promosso con le scuole sui temi dell’ambiente, lo studio della Laudato Si, e la stessa proposta educativa che l’associazione fa ai gruppi attraverso lo strumento della casa sollecitandoli a gestirla con responsabilità verso chi verrà dopo di loro. Un primo passo, quello che facciamo con i gruppi, per trasmettere i concetti di sviluppo sostenibile e di bene comune.
Le incertezze di un futuro profondamente diverso ci fanno sentire impreparati, una sensazione di disorientamento che ci interroga anche come associazione.
Come sarà possibile dare continuità al nostro progetto? Entro quali vincoli si dovrà operare? Attraverso quali forme di relazione? Sarà ancora possibile fare accoglienze dei gruppi? Proporre momenti formativi e di approfondimento?
Queste e altre ancora sono le incognite e le ansie sulla prospettiva di ca’ Forneletti. E’ difficile oggi approssimare delle ipotesi, certo è che dovremo fare i conti con una società nel suo complesso più impoverita e con un divario sociale ancor più accentuato.
Ma se sentiamo le incertezze sui mezzi sono però convinto che gli orizzonti valoriali ed etici verso i quali abbiamo orientato il nostro agire cioè l’educazione al bene comune, alla mondialità, alla pace, all’ambiente e alla legalità non solo mantengono la loro attualità ma richiedono un ulteriore carica di passione ed entusiasmo per contribuire anche con le nostre azioni, pur di dimensioni molecolari, a modellare il profilo di una nuova umanità.
Vale la pena ricordare ancora Dom Helder Camara che negli anni più bui del Brasile oppresso dalla dittatura ricordava ai militanti che: “Più difficili i tempi, più appassionanti le sfide”.

Um abraço grande Beppe